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	<title>Pensioni @ Manageritalia</title>
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	<description>per i pensionati di oggi e di domani</description>
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		<title>Anno europeo dell’invecchiamento attivo: cosa fa l’Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolo' Gori Sassoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ambito del 2012 &#8211; Anno europeo dell&#8217;invecchiamento attivo e delle solidarietà tra le generazioni, l’Italia ha un Programma Nazionale di lavoro che prevede diversi interventi di ricerca, monitoraggio e individuazione di buone pratiche in materia di active ageing. Uno dei settori di attività previsto dal programma riguarda il campo dell’occupazione e delle condizioni di lavoro. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambito del <a href="http://europa.eu/ey2012/ey2012main.jsp?catId=971&amp;langId=it" target="_blank">2012 &#8211; Anno europeo dell&#8217;invecchiamento attivo e delle solidarietà tra le generazioni</a>, l’Italia ha un <a href="http://www.invecchiamentoattivo.politicheperlafamiglia.it/wp-content/uploads/2012/02/Anno-invecchiamento-2012-Programma-nazionale-lavoro.pdf" target="_blank">Programma Nazionale</a> di lavoro che prevede diversi interventi di ricerca, monitoraggio e individuazione di buone pratiche in materia di <em>active ageing</em>. Uno dei settori di attività previsto dal programma riguarda il campo dell’<strong>occupazione e delle condizioni di lavoro</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/2012-Anno-europeo-dellinvecchiamento-attivo-e-della-solidarietà-intergenerazionale2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2968 aligncenter" title="2012 - Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/2012-Anno-europeo-dellinvecchiamento-attivo-e-della-solidarietà-intergenerazionale2-300x84.jpg" alt="" width="300" height="84" /></a></p>
<p>Le attività previste in tale ambito sono diverse e costituiscono un importante tassello del percorso che il nostro Paese deve percorrere per affrontare un <strong>fenomeno demografico</strong> dalle enormi conseguenze. Tra le attività previste dal Programma, segnaliamo:</p>
<ul>
<li>Il reperimento selettivo e la successiva classificazione e descrizione degli interventi regionali e locali realizzati, a partire dal 2007, aventi come target di riferimento lavoratori nella seconda parte della carriera (<strong>over 45</strong>). Sia il Rapporto, che la banca dati documentale sono attualmente in corso di pubblicazione da parte dell’Isfol.</li>
<li>Una ricognizione sulle campagne <strong>informative europee sull’active ageing</strong>, che ha raccolto informazioni sulle principali attività informative e sulle campagne a sostegno dei programmi nazionali per l’invecchiamento attivo in alcuni Paesi europei. Il rapporto, durato dall’Isfol, è disponibile <a href="http://www.isfol.it/DocEditor/test/File/2011/Strumenti/Strumenti_Isfol_n%209_2010%20(2).pdf" target="_blank">a questo link</a>. </li>
<li>Una ricerca sui <strong>servizi per il lavoro</strong> in alcuni Stati membri dell’UE, che ha esaminato le modalità messe in campo in alcuni Stati membri per la fornitura di servizi per il lavoro ai lavoratori maturi. Un rapporto di sintesi della ricerca sarà pubblicato nel corso del 2012.</li>
<li>Il Monitoraggio per l’Italia della strategia regionale di attuazione del Piano di Azione Internazionale di Madrid sull’Invecchiamento (MIPAA). Il Rapporto all’UNECE, nell’ambito del secondo ciclo di valutazione del MIPAA, sarà disponibile nel corso del primo semestre del 2012.</li>
<li>La raccolta dei punti di vista degli <strong>attori produttivi e sindacali</strong> a livello distrettuale, sotto forma di interviste ad attori istituzionali e del mondo produttivo locale. Il rapporto della ricerca sarà pubblicato nel corso del 2012.</li>
</ul>
<p>Nell’anno in corso, dunque, saranno pubblicati numerosi studi riguardanti l’impatto dell’invecchiamento sul mondo del lavoro, un fatto che genera <strong>grandi cambiamenti</strong> in tutti gli ambiti della nostra vita sociale, economica e culturale.</p>
<p>Come associazione sindacale Manageritalia guarda con attenzione ai risultati di queste ricerche e ritiene utile parlarne su questo blog, visto che tra i suoi obiettivi c’è quello di diffondere maggior <strong>consapevolezza</strong> sulle sfide che il fenomeno comporta.</p>
<p>Ricordiamo, infine, che l’<strong>organismo di coordinamento</strong> nazionale per l’Anno europeo dell&#8217;invecchiamento attivo e delle solidarietà tra le generazioni è il <a href="http://www.politichefamiglia.it/" target="_blank">Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Esodati: la nostra posizione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fiaschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’incontro di ieri con i sindacati il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha confermato che i lavoratori esodati che saranno “salvaguardati” sono 65mila. Decine di migliaia di persone (per l’Inps gli esodati sono 130mila, per i sindacati oltre 300mila) restano dunque ufficialmente escluse dalle tutele indicate in un decreto che verrà approvato entro maggio. Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All’<a href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201205100816-ipp-rt10009-esodati_fornero_decreto_per_65mila_no_dei_sindacati" target="_blank">incontro di ieri con i sindacati </a>il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha confermato che i lavoratori <strong>esodati</strong> che saranno “salvaguardati” sono 65mila. Decine di migliaia di persone (per l’Inps gli esodati sono 130mila, per i sindacati oltre 300mila) restano dunque ufficialmente escluse dalle tutele indicate in un <strong>decreto</strong> che verrà approvato entro maggio.</p>
<p>Come anche gli altri sindacati, Manageritalia critica con forza la decisione del governo ritenendola <strong>iniqua e pericolosa</strong>. Non si possono privare le persone dei loro diritti, da un momento all’altro, in maniera arbitraria a unilaterale. Oltre alle disparità tra i 65mila “graziati” e tutti gli altri esodati, il provvedimento rischia poi di incrinare il rapporto di <strong>fiducia</strong> tra gli italiani e lo Stato. Una fiducia su cui si basano i <strong>principi democratici</strong> del nostro Paese e che non può assolutamente essere messa in discussione. </p>
<p>Per questo, Manageritalia chiede con forza al governo di <strong>trovare le risorse</strong> necessarie a coprire tutti i lavoratori esclusi dal provvedimento.  Continueremo la nostra battaglia, guardando oltre alla contingenza del presente. Stiamo infatti studiando il modo migliore per affrontare, in prospettiva, il fenomeno dei <strong>lavoratori anziani</strong> e, in generale, dell’invecchiamento della popolazione. Con l’aumento dell’età di pensionamento e il perdurare della crisi, infatti, nei prossimi anni avremo sempre più lavoratori maturi che perderanno il posto e dovranno aspettare molti anni prima di andare in pensione.</p>
<p>Daremo loro una risposta, usando gli <strong>strumenti della bilateralità</strong> come abbiamo imparato a fare già nel campo dell’assistenza sanitaria, della previdenza complementare e della formazione. E’ una grande <strong>responsabilità</strong>. E’ la sfida del nostro tempo: le dinamiche demografiche sono note; i nuovi paradigmi economici a cui dobbiamo abituarci ce lo impongono.</p>
<p>Nel frattempo stringiamo i denti e lottiamo, chiedendo allo Stato la <strong>certezza del diritto</strong> e continuando a lavorare – insieme alle controparti e al legislatore &#8211; per ricostruire la fiducia nel Paese.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I conti non tornano</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolo' Gori Sassoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualsiasi considerazione sul tema della previdenza non può prescindere dalla relazione che intercorre tra le risorse prodotte e quelle utilizzate, dalle persone, nel corso della loro vita. Tale relazione che dovrebbe essere bilanciata ovvero puntare a mantenere un equilibrio tra quanto accumulato durante il periodo lavorativo e quanto consumato durante la vita prelavorativa (dalla nascita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Qualsiasi considerazione sul tema della previdenza non può prescindere dalla relazione che intercorre tra le <strong>risorse</strong> prodotte e quelle utilizzate, dalle persone, nel corso della loro vita. Tale relazione che dovrebbe essere bilanciata ovvero puntare a mantenere un <strong>equilibrio</strong> tra quanto accumulato durante il periodo lavorativo e quanto consumato durante la vita prelavorativa (dalla nascita a quando si incomincia a lavorare) e quella postlavorativa (dalla pensione alla morte).</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/evoluzione2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2936" title="evoluzione" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/evoluzione2.jpg" alt="" width="355" height="142" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Parlando di questo tema il presidente del Cnel, <strong>Antonio Marzano</strong>, ha introdotto i lavori del seminario “Gli effetti della riforma previdenziale sulle prospettive di lavoro e di vita”, svoltosi ieri nel <em>parlamentino</em> di Villa Lublin, a Roma, al quale sono intervenuti esperti di previdenza (docenti e ricercatori) e rappresentanti sindacali.</p>
<p><strong>Carlo Dell’Aringa, </strong>docente di economia politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, dopo aver illustrato un modello di simulazione sugli effetti delle recenti riforme dal quale si evince che alcune variabili su cui si basa la tenuta dei conti della previdenza in Italia – come l’aumento del numero degli immigrati di 300mila unità l’anno, l’incremento costante del Pil e dell’occupazione -  devono essere rivisti perché “i conti non tornano”.</p>
<p><strong>Camilla Galli da Bino</strong>, Research Information Officer del Working Conditions and Industrial Relation (WCIR) della <a href="http://eurofound.europa.eu/" target="_blank">Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro</a>, ha presentato una panoramica sulle <strong>soluzioni</strong> adottate da diversi Paesi europei per affrontare il fenomeno dell’<strong>invecchiamento della popolazione</strong> attiva: dal pensionamento partime/progressivo alla formazione continua dei lavoratori anziani; dagli incentivi per protrarre la vita professionale alla revisione dei requisiti di invalidità; dalla riduzione delle differenze nell’età di pensionamento tra uomini e donne all’inserimento dei lavoratori anziani in ‘gruppi speciale’ da tutelare, al pari delle donne o dei giovani.</p>
<p>“Soluzioni di cui in Italia si comincia appena a parlare, visto che sulla questione dell’invecchiamento abbiamo un forte ritardo culturale” spiega <strong>Francesco Marcaletti</strong>, del <a href=" http://dipartimenti.unicatt.it/dicdr-dipartimenti/sociologia_2194.html" target="_blank">Centro di ricerca WWELL</a> dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, inquadrando il problema in una prospettiva demografica e sociale: “Negli anni 60, in Italia, nascevano ogni anno quasi <strong>un milione di bambini</strong>: per loro sono stati costruiti il sistema educativo e il sistema sanitario nazionale. Ma non abbiamo pensato a quando sarebbero andati in pensione!”.</p>
<p>Altri Paesi più lungimiranti l’hanno fatto, soprattutto nel nord Europa, in buona parte grazie alla concertazione. Nonostante le generali e riconosciute lacune della concertazione, anche in Italia non mancano gli esempi virtuosi. Alcuni di questi scaturiscono dalla contrattazione collettiva (vedi il welfare di Manageritalia), altri dalle peculiarità del rapporto instaurato tra aziende e lavoratori.</p>
<p>E’ il caso dell’Eni che – come racconta <strong>Domenico Noviello</strong>, Senior Vice President Legislazione e Contenzioso del Lavoro di ENI – ha messo a punto una serie di misure per affrontare l’invecchiamento della propria popolazione lavorativa.  “Abbiamo lavorato in tre diverse direzioni: cercando di dare garanzie ai lavoratori in uscita in un periodo di forti incertezze sulle normative previdenziali; di continuare gradualmente ad inserire giovani nell’organizzazione; di valorizzare le risorse anziane, la cui uscita anticipata costituiva spesso, in passato, un problema”.</p>
<p>&#8220;Il problema degli esodati nasce perché la riforma Fornero è stata fatta senza alcuna concertazione, senza un adeguato collegamento con la riforma del lavoro e senza una <strong>visione d’insieme</strong> dei problemi &#8211; afferma <strong>Domenico Proietti</strong>, Segretario confederale UIL, criticando l’operato del governo – la riforma serve solo per fare cassa ed è sbagliata nella sua impostazione e nella sua genesi, poiché mettendo in discussione la certezza di un diritto per migliaia di lavoratori ha minato la fiducia delle persone nello Stato”.</p>
<p>Nemmeno <strong>Maurizio Petriccioli</strong>, Segretario confederale CISL, condivide i presupposti della riforma: “Non si possono salvare i conti della previdenza facendo lavorare più a lungo le persone. Anzi: questo aumenta la frattura generazionale. Per trovare soluzioni occorre ripartire dalla contrattazione, dalla <strong>bilateralità</strong>, mettendo al centro le persone e le loro esigenze. Come possiamo chiedere alle donne o agli anziani di lavorare di più e, allo stesso tempo, demandare loro compiti di cura e assistenza?&#8221;</p>
<p>“In Italia siamo ancora alla presa d’atto del problema dell’invecchiamento attivo ma non abbiamo il quadro legislativo adatto per affrontarlo – sostiene <strong>Stefano</strong> <strong>Daneri </strong>della Cgil – forse sono maturi i tempi per lanciare una carta dei diritti del lavoratore anziano contro le discriminazioni. E poi bisogna risolvere la <strong>contraddizione</strong> tra la ricerca della produttività e la concezione della vecchiaia come un età residuale caratterizzata dalla progressiva perdita dei diritti”.</p>
<p>“Uno dei problemi del sistema nasce dal nodo della contrattazione: pagare le persone in base alla loro anzianità non funziona più. Gli attuali sistemi produttivi e lavorativi richiedono altre modalità di <strong>retribuzione</strong>. Certo è difficile trovare un sistema universale, una misurazione oggettiva delle prestazioni valida per tutti: la contrattazione aziendale individuale può essere una soluzione per trovare soluzioni ai casi specifici” spiega <strong>Giulio De Caprariis</strong>, Vice Direttore Area Fisco, Finanza e Welfare di Confindustria.</p>
<p>A conclusione del dibattito <strong>Edoardo Patriarca</strong>, Presidente della Commissione speciale dell’Informazione del Cnel e moderatore del seminario, sintetizza quanto emerso durante la mattinata auspicando che il governo e le parti sociali possano trovare soluzioni condivise confrontandosi con le diverse esperienze europee, anche prendendo spunto dall’esperienza di Eni e tenendo presente i numerosi fattori che influenzano le dinamiche previdenziali, quali il rapporto con il mercato del lavoro e le tendenze della demografia.</p>
<p>Chi scrive, da semplice osservatore, si domanda se quanto detto inizialmente da Marzano sul rapporto tra quanto accumulato durante il periodo lavorativo e quanto consumato durante la vita pre e post lavorativa sia tutto quello che bisogna tenere in considerazione per costruire un sistema di protezione sociale e previdenziale migliore e adeguato ai tempi.</p>
<p>O se, invece, si debbano valutare anche altri parametri. Con quale metro si misurano, infatti, le <strong>risorse</strong>* che utilizziamo nel corso delle nostre vite di <em>homini sapiens</em>? Siamo sicuri che i frutti del nostro lavoro le compensino adeguatamente?</p>
<p>Ho il dubbio che il metro non sia tarato bene, visto che il sistema di riferimento che regola le nostre vite presuppone una <strong>crescita infinita</strong> (della produzione, dei consumi, degli scambi, del Pil ecc.) trascurando che il pianeta in cui viviamo è finito. </p>
<p>* <em>terra, acqua, aria, energia sotto forma di aree coltivabili, cibo, petrolio, gas, minerali, piante, animali, emissioni prodotte ecc</em></p>
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		<title>Senza crescita il risanamento della finanza pubblica è una pia illusione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Quirino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo i risultati delle indagini condotte dall’ISTAT, nel periodo più recente il clima di fiducia delle famiglie italiane ha registrato un vero e proprio tracollo, per effetto del sensibile peggioramento delle prospettive economiche e delle crescenti tensioni sul mercato del lavoro. Dopo essersi attestato nello scorso mese di marzo su un valore di poco superiore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i risultati delle indagini condotte dall’ISTAT, nel periodo più recente il clima di <strong>fiducia</strong> delle famiglie italiane ha registrato un vero e proprio tracollo, per effetto del sensibile peggioramento delle prospettive economiche e delle crescenti tensioni sul mercato del lavoro. Dopo essersi attestato nello scorso mese di marzo su un valore di poco superiore a 96, ad aprile l’indice di fiducia dei consumatori (con base 2005=100) è sceso a 89. Si tratta del dato peggiore dall’inizio della crisi del 2008 e che, insieme ad altri indicatori congiunturali, parrebbe confermare la previsione formulata dall’FMI nel suo ultimo “Outlook”, secondo la quale i <strong>consumi</strong> delle famiglie italiane subiranno nel 2012 una contrazione di oltre due punti percentuali in termini reali,  contro il -1,7 per cento contenuto nell’ultimo Documento di economia e finanza (Def).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/crescita.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2910" title="crescita" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/crescita.jpg" alt="" width="264" height="264" /></a></p>
<p>Il netto arretramento del clima di fiducia delle famiglie dipende ovviamente da vari fattori, alcuni di carattere economico e altri di carattere più propriamente psicologico. Tra i primi particolarmente rilevante appare la crescita esponenziale della <strong>pressione fiscale</strong> che è il risultato delle misure di risanamento fin qui varate: inasprimento dell’IVA e delle accise sui carburanti, introduzione dell’IMU, aumento di tasse e balzelli vari (estratti conto, canone RAI, bollette luce e gas, pedaggi autostradali, raccolta rifiuti, tabacco, giochi a premi, e così via). Senza considerare la facoltà attribuita alle regioni di incrementare l’aliquota dell’addizionale IRPEF; e senza considerare quelle misure che, pur rappresentando un taglio di spesa, si configurano di fatto come una forma di tassa occulta: ci riferiamo alla mancata <strong>indicizzazione</strong> all’inflazione delle pensioni di importo superiore alle soglie minime determinate dall’INPS.</p>
<p>Tutte questi ritocchi dal lato delle entrate dovrebbero, secondo le previsioni, far salire la pressione fiscale al 45 per cento del Pil nel 2012 e al 46 per cento nel 2013 (contro una media europea del 40 per cento). Naturalmente per i contribuenti onesti il “salasso” dovrebbe risultare di dimensioni ben più consistenti: nel caso dei dirigenti, ad esempio, è verosimile ritenere che la massa dei tributi (imposte, tasse e contribuiti) finisca con l’incidere per circa il 60 per cento sul reddito prodotto!  </p>
<p>Si tratta di percentuali che, come giustamente sottolineato dalla Corte dei conti e da autorevoli economisti, risultano inconciliabili non solo con le ambizioni di crescita del Paese ma con lo stesso processo di <strong>risanamento</strong> strutturale della finanza pubblica. Tanto che secondo il Fondo Monetario Internazionale l’agognato pareggio di bilancio dovrebbe essere conseguito dal nostro Paese nel 2017, anziché nel 2015 come preventivato dal governo nel Def. Sempre che nel frattempo non si intensifichi la recessione, perché allora sarebbe necessaria un’altra <strong>manovra correttiva</strong> che, sommandosi ai piani di austerity messi in cantiere dagli altri paesi europei, potrebbe mettere a repentaglio lo stesso sistema della moneta unica. Si tratta di uno scenario che non è da prendere sotto gamba, non foss’altro perché non è stato delineato da un osservatore qualsiasi ma da Joseph Stiglitz (Premio nobel per l’economia 2001).</p>
<p>Non ci sono scorciatoie: lo sviluppo economico è la condizione necessaria per la riduzione del debito pubblico… e magari anche per la sopravvivenza della <strong>democrazia</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cappotto della mamma</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 09:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Rabbia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando, verso la seconda metà degli anni cinquanta, mia madre fu assunta al Policlinico S. Matteo di Pavia, in casa si respirò finalmente un po&#8217; di aria gioiosa. Dopo la tragedia della guerra e la povertà del dopo, sembrava potessimo essere sicuri di mangiare tre pasti al giorno. Sino ad allora avevamo vissuto di  stenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, verso la seconda metà degli anni cinquanta, mia madre fu assunta al Policlinico S. Matteo di Pavia, in casa si respirò finalmente un po&#8217; di aria gioiosa. Dopo la tragedia della guerra e la povertà del dopo, sembrava potessimo essere sicuri di mangiare tre pasti al giorno. Sino ad allora avevamo vissuto di  stenti. Con l&#8217;aiuto di alcune suore rimaste poi vicino a noi per tutta la vita e la pazienza dei negozianti che ci conoscevano da sempre e ci facevano credito. Mio padre, nonostante i venti anni di militare e il grado di capitano (allora si chiamavano centurioni) della Milizia fascista, godeva  della stima e dell&#8217;affetto di tutti coloro che a Pavia lo avevano frequentato. Si era iscritto a un corso per elettricista ed era disposto a qualsiasi sacrificio per sbarcare il lunario. Ma non riusciva a trovare un impiego, in una Italia ancora piena di odio e dopo la pazzia della guerra civile.</p>
<p>Io frequentavo i primi anni della media e spesso, al pomeriggio, accompagnavo mia madre al lavoro. Arrivavamo a piedi da corso Garibaldi e, nella mezzoretta di cammino, facevamo lunghi discorsi. Io cercavo di evidenziare ai suoi occhi le mie qualità di ragazzino in gamba. Lei mi studiava e mi trasmetteva, a piccoli sorsi, la sua cultura. Era la sorella di un Prefetto e un suo zio, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lino_Vaccari" target="_blank">Lino Vaccari</a>, era stato un importantissimo botanico, in quel della Valle d&#8217;Aosta. Sul Piccolo S. Bernardo aveva fondato, insieme all<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Chanoux" target="_blank">&#8216;abate Chanoux</a>, il  <a href="http://www.chanousia.org/" target="_blank">giardino botanico Chanousia</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/giardino-chanousia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2903" title="giardino chanousia" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/giardino-chanousia.jpg" alt="" width="236" height="208" /></a></p>
<p>Attraverso interscambi tra studiosi di tutto il mondo vi si raccoglievano piante  e fiori di montagna, in uno scenario di roccia, piccole grotte e ruscelli chiacchierini. Lo zio Lino, autore di numerosissimi libri adottati nelle scuole d&#8217;Italia e di Spagna, era  morto da poco, nel millenovecentocinquantuno, soffocato dal grande dolore che gli aveva dato la distruzione della sua creatura, da parte di militari francesi entrati in Italia da quelle montagne. Avevano bivaccato tra le aiuole e bruciato, per scaldarsi, i preziosi libri e gli erbari.</p>
<p>Mia madre lavorava all&#8217;ufficio accettazione, dove, in voluminosi registri, si raccoglievano i dati e la vita clinica dei pazienti. Per averli era necessario andarli ad interrogare, a fianco dei letti in cui giacevano. Io rimanevo fuori ufficio, ma non appena mia madre partiva per gli interrogatori, mi aggregavo a lei. D&#8217;inverno passavamo dai sotterranei, al caldo dei tubi di riscaldamento delle cliniche e salivamo alle stanze di degenza attraverso le scale di congiunzione. A primavera e nella bella stagione attraversavamo i viali alberati tra i canti degli uccellini.</p>
<p>Quando mia madre rientrava in ufficio io andavo a sedermi sulle panchine di pietra che adornavano la piazzetta antistante l&#8217;ingresso dell&#8217;Ospedale. Di li mi godevo l&#8217;arrivo dei trams. Scaricavano una umanità frettolosa e preoccupata per i tempi che stavamo passando. A volte incrociavo qualche persona che mi conosceva e si fermava a chiedermi notizie della famiglia. Una volta scese un ragazzino, con cui spesso giocavo all&#8217;oratorio, e chissà perché &#8211; forse per fare il bullo con un paio di amici che erano con lui &#8211; cominciò a prendermi in giro e a dirmi cose spiacevoli di mio padre. Mi alzai infuriato e dovetti avere un viso talmente minaccioso che se la diedero a gambe tutti e tre mentre roteavo i pugni nel vuoto.</p>
<p>Verso sera mamma mi raggiungeva. Riprendevamo la strada chiacchierando. Io mi figuravo di essere un oratore affermato e facevo, ad alta voce, discorsi improvvisati e sconclusionati. Lei sorrideva dolce, a volte si voltava compiacente. E affrettava il passo. Bisognava arrivare in tempo per preparare la cena a sei bocche. Anche d&#8217;inverno portava due scarpette leggere, nonostante il freddo e la neve, e un soprabito sdrucito, dono di madre Floria, la più buona e attenta tra le nostre benefattrici.</p>
<p>Io la guardavo con amore infinito e provavo tenerezza per quel piccolo corpo indifeso alle intemperie. Ripromettevo a me stesso che un giorno sarei riuscito a farla felice e le avrei comprato  un bel cappotto di lana, anzi una pelliccia di gran lusso.</p>
<p>Il tempo, gli anni, sono passati in fretta. Assieme a tutto il resto d&#8217;Italia anche la mia famiglia si è risollevata. Mamma è riuscita a ritrovare il tempo per rinchiudersi tra i suoi libri di gioventù e i ricordi lontani. Io ho lottato, come tutti voi, contro i mulini a vento della vita. A volte rimanendone impigliato, altre da loro sospinto verso cose grandi. Quel bel pensiero che mi veniva dal cuore a mamma non l&#8217;ho mai detto. Trascinato via dalla insensibilità della vita.</p>
<p>Ma ad ogni 8 maggio salgo a Pavia, appoggio una rosa sul freddo del marmo e glielo ripeto, assieme alla richiesta di proteggermi sempre. Nell&#8217;unica festa che non ci obbliga a brindare ma a frugare nei sentimenti, stringiamoci attorno ai capelli bianchi delle nostre vecchiette. Auguri a tutte le vostre mamme.</p>
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		<title>Spese e sprechi della Pubblica Amministrazione &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 14:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Quirino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto che il governo Monti ha sollecitato i cittadini a segnalare gli sprechi nella spesa pubblica e così ho deciso di evidenziarne alcuni, nel post che segue e in altri che pubblicheremo nei prossimi giorni.  La spesa corrente primaria delle Amministrazioni pubbliche, cioè la spesa totale della PA al netto degli investimenti e degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/soldi-spazzatura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2893" title="soldi spazzatura" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/05/soldi-spazzatura-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>Ho letto che il governo Monti ha sollecitato i cittadini a segnalare gli sprechi nella spesa pubblica e così ho deciso di evidenziarne alcuni, nel post che segue e in altri che pubblicheremo nei prossimi giorni. <br />
</em><br />
La spesa corrente primaria delle Amministrazioni pubbliche, cioè la spesa totale della PA al netto degli investimenti e degli interessi passivi, risulta nel nostro Paese di poco inferiore ai <strong>673 miliardi di euro</strong>, corrispondenti al <strong>42,6 per cento del Pil</strong>. Si tratta di una cifra davvero ragguardevole e che è gonfiata, oltre che da <strong>sprechi e malversazioni</strong>, da stanziamenti che si fa molta fatica a giustificare, tanto più in tempi di crisi. Può essere allora interessante esaminare alcune di queste voci, partendo per comodità dai <strong>costi della sanità e della politica</strong>.      </p>
<p><strong>1) </strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Consumi intermedi degli enti sanitari</span></strong> (dati Ministero della Salute) &#8211; Comprendono le spese sostenute dalle ASL, dai policlinici e dalle aziende ospedaliere per l’acquisto di beni e servizi – al netto delle spese per le prestazioni erogate in regime di convenzione. Ebbene nell’ultimo decennio i consumi intermedi dei suddetti enti si sono accresciuti di quasi il 120 per cento, raggiungendo i 26 miliardi di euro! Circa il 55 per cento di tale cifra è assorbito dai servizi intermedi, i quali rappresentano oggi la voce di costo più rilevante del SSN, subito dopo i redditi da lavoro dipendente. È interessante rilevare che le spese per i servizi intermedi sono costituite per il 46 per cento da acquisti di prestazioni di natura sanitaria (compartecipazioni per intramoenia, compensi per attività di lavoro non subordinato, contributi all’ARPA e ad altri enti, ecc.) e per il 54 per cento da acquisti di prestazioni di natura non sanitaria (pulizia e riscaldamento dei locali, somministrazione dei pasti, utenze, consulenze, elaborazione dati, ecc.). Quest’ultima circostanza fa sorgere spontanea la domanda: ma con l’esternalizzazione dei servizi non sanitari le strutture non avrebbero dovute conseguire una maggiore efficienza?    </p>
<p><strong>2)</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">I</span><span style="text-decoration: underline;"><strong>ndennità</strong> professionali per organi direttivi e collegi sindacali degli enti sanitari</span></strong> (dati ASL/AO) &#8211; Nel complesso le indennità in esame ammontano a circa 212 milioni di euro, che corrispondono, tanto per farsi un’idea, a quasi il doppio della spesa per le cure termali convenzionate.  </p>
<p><strong>3) <span style="text-decoration: underline;">Spese per gli organi legislativi ed esecutivi, comprese le spese per gli affari esteri</span></strong> (dati Eurostat) &#8211; Tale spesa risulta in Italia complessivamente pari a circa 39 miliardi di euro, corrispondenti al 2,5 per cento del Pil, contro il 2 per cento della media UE (1,8 per cento Germania, 1,7 per cento Spagna, 1,4 per cento Regno Unito, ecc.). Più della metà della suddetta cifra è rappresentata dai cosiddetti costi diretti della politica. </p>
<p><strong>4) </strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Costo delle Assemblee elettive</span></strong> (dati Vision, Corriere della sera) &#8211; Il Parlamento italiano costa in media ad ogni cittadino 27,2 euro, contro gli 8,1 euro della Francia, i 4,2 euro del Regno Unito, i 4 euro della Germania e 3,1 euro della Spagna. Alla suddetta cifra va aggiunto il costo dei consigli regionali, che risulta nel nostro Paese pari a 18,2 euro pro capite!</p>
<p><strong>5)</strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">Costo per il funzionamento dei consigli provinciali e delle relative giunte</span></strong> (dati Istat) &#8211; Tale costo sfiora nel complesso i 500 milioni di euro, circa il 10 per cento di esso è rappresentato dalle indennità corrisposte ai membri degli organi istituzionali.</p>
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		<title>Aumenta l’età di pensionamento, ancora attesa per gli esodati</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 14:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Niccolo' Gori Sassoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In attesa del 9 maggio, giorno in cui il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha convocato i sindacati per affrontare il problema degli esodati, e mentre il governo si trova a dover affrontare la questione delle ricongiunzioni, dei lavoratori appartenenti ai &#8220;regimi speciali&#8220;, guardando le ultime notizie in materia di pensioni (come questo lancio dell&#8217;agenzia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/04/dati-inps.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2886" title="dati inps" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/04/dati-inps-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a>In attesa del 9 maggio, giorno in cui <a href="http://www.corriere.it/economia/12_aprile_26/fornero-convoca-sindacati-su-esodati_6e39df7e-8fa0-11e1-b563-5183986f349a.shtml" target="_blank">il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha convocato i sindacati </a>per affrontare il problema degli <strong>esodati</strong>, e mentre il governo si trova a dover affrontare la questione delle <a href="http://www.businessonline.it/news/16114/Ricongiunzioni-pensioni-molto-costose-dopo-riforma-Monti-si-cerca-soluzione.html" target="_blank">ricongiunzioni</a>, dei lavoratori appartenenti ai &#8220;<strong>regimi speciali</strong>&#8220;, guardando le ultime notizie in materia di pensioni (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/04/25/Pensioni-eta-media-uscita-2012-61-4-sale-un-anno_6771788.html" target="_blank">come questo lancio dell&#8217;agenzia Ansa</a>) emerge che, dall’inizio del 2012, l’<strong>età di pensionamento</strong> è aumentata di un anno rispetto al 2011.</p>
<p>Lo dimostrano i <strong>dati Inps</strong> relativi al primo trimestre di quest’anno, per i quali, si legge sull’Ansa “l’effetto combinato della <strong>finestra mobile</strong> prevista per il 2011 dalla riforma Sacconi e dello “scalino” per la pensione di anzianità previsto dalla riforma Damiano ha portato l&#8217;età media di uscita dai 60,4 anni medi nel 2011 ai 61,4 registrati nei primi tre mesi del 2012”.</p>
<p>Tra gli altri <strong>dati significativi</strong> da segnalare il dimezzamento del numero delle nuove pensioni liquiate nel privato nel primo trimestre 2012 (da 93.552 a 45.318) e il calo del 32% degli assegni liquidati nel pubblico (da 17.313 a 11.753). La situazione è determinata dalle conseguenze delle <strong>riforme</strong> Sacconi e Damiano ma non da quella (la più recente) Fornero, che inizierà a “farsi sentire” a partire dal 2013.</p>
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		<title>Retribuzioni over 55: la nostra proposta sul Corriere</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 14:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ridurre la crescita delle retribuzioni oltre i 50/60mila euro per i lavoratori a partire dai 55 anni, in modo da allungare la vita lavorativa, incentivare il merito e la produttività attraverso modelli di retribuzione variabile (in grado di collegare il potere d’acquisto dei lavoratori alla profittabilità delle aziende), favorire la trasmissione di saperi ed esperienze tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ridurre la <strong>crescita delle retribuzioni</strong> oltre i 50/60mila euro per i lavoratori a partire dai 55 anni, in modo da allungare la vita lavorativa, incentivare il merito e la produttività attraverso modelli di retribuzione variabile (in grado di collegare il potere d’acquisto dei lavoratori alla profittabilità delle aziende), favorire la trasmissione di saperi ed esperienze tra anziani e giovani, costruendo così un nuovo <strong>patto generazionale</strong> capace di generare occupazione giovanile e di creare nuove tutele in caso di licenziamento.</p>
<p>E’ quanto propone, in sintesi, una <strong>lettera pubblicata sul Corriere della Sera</strong> giovedì scorso dal Presidente di Manageritalia Guido Carella. <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/19/salari_piu_alti_calino_dopo_co_9_120419069.shtml" target="_blank">Clicca per leggere il testo della lettera</a>.</p>
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		<title>Qualche dato dall&#8217;archivio Inps</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 13:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Quirino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dall’archivio centrale dei pensionati dell’Inps è possibile trarre alcune interessanti informazioni relative ai trattamenti pensionistici ed ai soggetti che beneficiano di tali trattamenti. Alla data del 31 dicembre 2010 il numero di pensionati risulta complessivamente pari nel nostro Paese a 16 milioni 708 mila. Il 75 per cento di essi percepisce solo pensioni di tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/04/archivio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2875" title="archivio" src="http://pensioni.manageritalia.it/wp-content/uploads/2012/04/archivio.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a>Dall’<strong>archivio centrale</strong> dei pensionati dell’Inps è possibile trarre alcune interessanti informazioni relative ai <strong>trattamenti pensionistici</strong> ed ai soggetti che beneficiano di tali trattamenti. Alla data del 31 dicembre 2010 il numero di pensionati risulta complessivamente pari nel nostro Paese a <strong>16 milioni 708 mila</strong>. Il 75 per cento di essi percepisce solo pensioni di tipo Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (Ivs) ed il restante 25 per cento percepisce pensioni di tipo indennitario e assistenziale, eventualmente cumulate con pensioni di tipo Ivs.</p>
<p>Dai dati emerge una significativa <strong>concentrazione territoriale</strong> dell’aggregato: il 47,1 per cento dei pensionati risiede infatti nelle regioni del Nord, il 19,5 per cento in quelle del Centro ed il 33,4 per cento in quelle del Mezzogiorno. La classe di età più numerosa è quella degli <strong>ultraottantenni</strong> (con 3 milioni 733 mila pensionati),  seguita da quella 70-74 anni (2 milioni 913 mila) e da quella 65-69 anni (2 milioni 721 mila).</p>
<p>Rispetto alle somme ricevute, il 49,4 per cento dei pensionati ha redditi pensionistici inferiori ai <strong>1.000 euro</strong>, il 37,4 per cento percepisce redditi compresi tra 1.000 e 2.000 euro e il 13,2 per cento ha redditi superiori ai 2.000 euro.</p>
<p>Anche in funzione delle recenti riforme previdenziali, negli ultimi due anni il numero dei pensionati diminuisce mediamente dello 0,4 per cento, mentre l’importo medio annuo del reddito aumenta del 9,5 per cento.</p>
<p>Nel 2010, in Italia il <strong>coefficiente di pensionamento</strong> standardizzato è pari a 249,1 (115,6 per i maschi e 133,2 per le femmine). Tale indicatore risulta superiore alla media nazionale nelle regioni del Nord, mentre nelle altre ripartizioni geografiche si attesta su valori inferiori al valore nazionale.</p>
<p>Il numero dei <strong>pensionati che lavorano</strong>, nell’anno 2010, è pari a 1 milione 405 mila, di cui il 31,2 per cento femmine e il 68,8 per cento maschi.</p>
<p>I pensionati lavoratori risiedono per il 55,1 per cento nel Nord Ovest, per il 22 per cento nel Centro e per il 22,9 per cento nel Mezzogiorno. La classe di età più numerosa è quella 60-64 anni (con 377 mila pensionati) lavoratori, la seconda per numerosità è quella 65-69 anni (253 mila).</p>
<p>Nel  complesso  il  numero  dei  <strong>pensionati  d’invalidità</strong>  e  assegni  sociali  ammonta,  alla data del  31  dicembre 2010, a 4 milioni 480mila. Si  tratta di circa 2 milioni 115mila maschi e 2 milioni 365mila femmine.</p>
<p>Nella distribuzione per età, la classe più numerosa è rappresentata dagli ultraottantenni, che sono il  34,6 per cento del totale.  Il  52,8 per cento  dei  pensionati  d’invalidità  e  assegni  sociali  percepisce  un importo mensile inferiore a 1.000 euro, il 26,3 per cento gode di una pensione di 1.000-1.500 euro, solo l’1,5 per cento ne ha una sopra i 3.000.</p>
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		<title>Fmi pessimista su welfare e finanza</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 14:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Fiaschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le prospettive di tenuta del sistema economico e finanziari di medio-lungo periodo sono sempre più incerte. I modelli di welfare dei Paesi avanzati rischiano di non reggere il peso della bomba demografica. E gli investimenti considerati “sicuri” (come i buoni del tesoro della Germania o degli Stati Uniti, per esempio) sono in diminuzione: da qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Le prospettive di tenuta del sistema economico e finanziari di medio-lungo periodo sono sempre più incerte. I modelli di welfare dei Paesi avanzati rischiano di non reggere il peso della <strong>bomba</strong><em><strong> </strong></em><strong>demografica</strong>. E gli investimenti considerati “sicuri” (come i buoni del tesoro della Germania o degli Stati Uniti, per esempio) sono in diminuzione: da qui al 2016 tali asset saranno 9mila miliardi di dollari meno di oggi. </span><span style="font-size: small;">Lo sostengono alcune anticipazioni del Global Financial Stability Report del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> &#8211; considerato dalla comunità economica una delle analisi più attendibili sulla situazione economica e finanziaria nel mondo – di cui si parla, tra l’altro, </span><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-04-11/allarme-pensioni-sanita-aspettativa-161333.shtml" target="_blank"><span style="font-size: small;">qui</span></a><span style="font-size: small;"> e </span><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-12/rischio-longevita-conti-welfare-063759.shtml?uuid=AbFBAiMF" target="_blank"><span style="font-size: small;">qui</span></a><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo il rapporto l’aumento delle aspettative di vita e del <strong>benessere</strong> individuale medio ha provocato un incremento esponenziale delle spese sanitarie e di quelle previdenziali che, se le attuali tendenze demografiche non cambieranno, genereranno problemi di solvibilità per gli istituti di credito e i fondi pensione di molti Paesi, sbilanciando il rapporto tra debiti pubblici e Pil verso il collasso e minando quindi la stabilità finanziaria internazionale. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Una preoccupazione che andrebbe affrontata – secondo l’Fmi &#8211; con misure volte ad allungare l’età lavorativa, a tagliare le prestazioni, a diffondere maggiore consapevolezza ed “educazione” finanziaria ad aumentare i <strong>contributi</strong> per le pensioni e la salute.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Posto che il <strong>welfare</strong> complementare, il cui peso è destinato ad aumentare, si alimenta in buona parte attraverso gli investimenti finanziari, riteniamo che &#8211; anche una volta superato l’attuale periodo di incertezza dei mercati &#8211; abbiano maggiori possibilità di costruirsi un <strong>futuro previdenziale tranquillo</strong> coloro che possono aderire ai fondi contrattuali di previdenza complementare. E minori, invece, coloro che ricorrono ai prodotti assicurativi e finanziari che si trovano sul libero mercato (i cosiddetti “fondi aperti”).<br />
</span><span style="font-size: small;">I primi, infatti, sono soggetti a precise disposizioni di legge che li vincolano a investire in maniera oculata mentre i secondi sono costituiti principalmente per fornire guadagni a chi li gestisce. E questo scopo, non sempre, garantisce <strong>risultati sicuri</strong>.</span></p>
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