Una notizia di queste ore tiene al centro dell’attenzione la questione delle pensioni d’oro.

E’ attesa per il 10 luglio la sentenza della Corte di Cassazione sul ricorso presentato dall’ex dirigente della Regione Sicilia Felice Crosta, “famoso” perché percepiva una pensione di 1.369 euro al giorno, poi dimezzata da un provvedimento dell’Assemblea Regionale Siciliana, cui era seguito un ricorso alla Corte dei Conti inizialmente favorevole a Crosta ma poi ribaltato dalla sentenza in appello presso la stessa Corte dei Conti, che lo aveva condannato a ricevere una pensione di “soli” 219mila euro all’anno.
Crosta è ricorso in Cassazione contestando la composizione del collegio della sezione di appello della Corte dei Conti, per un cavillo: ne faceva parte con voto deliberativo un referendario non in veste di relatore, contrariamente a quanto previsto dalla legge.

Se il ricorso venisse accolto dalla Cassazione, il dirigente potrebbe tornare a ricevere i suoi 41mila euro mensili di pensione, circa 500mila euro l’anno. Lordi, però. E anche la parte di Tfr e gli arretrati non corrisposti, naturalmente.