Con l’approvazione, ad ampia maggioranza, da parte del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, nasce il quinto fondo di previdenza complementare territoriale dopo quelli di Liguria (Fonligure), Trentino Alto Adige (Laborfonds), Valle d’Aosta (Fopadiva) e Veneto (Solidarietà Veneto).
Previsti dal decreto legislativo 252 del 2005, i fondi territoriali gestiscono forme previdenziali di secondo livello rivolgendosi in particolare ai cittadini residenti o ai lavoratori di una determinata area geografica. Sono quasi tutti aperti a un pubblico vasto ed eterogeneo – ovvero lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati e in alcuni casi (Veneto e Friuli) anche autonomi – salvo quello ligure, dedicato esclusivamente a lavoratori autonomi, artigiani e titolari di piccole e medie imprese.
La nascita dei fondi territoriali, spiega questo articolo, rappresenta una sorta di “federalismo previdenziale” conseguente che permette alle Regioni avere uno strumento in più per contenere la spesa pubblica futura per i servizi di previdenza e l’assistenza sociale, rendere maggiormente autonomi i cittadini e garantire la tenuta e l’equità del sistema di welfare sul lungo periodo. Insieme ai 5 fondi già esistenti (uno dei quali appena nato) altre regioni potrebbero presto aggiungersi alla lista, tra cui Lazio, Lombardia, Sicilia e Toscana.
Ma non è tutto rose e fiori. Secondo un articolo sulla scelta del Friuli Venezia Giulia, infatti, i fondi territoriali presentano alcune limitazioni intrinseche: “pesano” sulle finanze locali; potrebbero generare diseguaglianze nell’offerta di welfare; hanno oggettive difficoltà nel raccogliere quella massa critica di aderenti necessaria a garantirne la sostenibilità, al contrario di quanto accade per i fondi di natura contrattuale. E, inoltre, non vanno incontro all’esigenza, segnalata dalla Covip nel suo ultimo rapporto, di ridurre il mercato dell’offerta.
Per approfondire:
www.mandilo.it/2011/01/investire-nei-fondi-pensione-settima-parte





Maroni a Pontida ha proposto ai governatori di Piemonte e Veneto di unire le forze per affrontare il problema degli esodati. Di questo passo ognuno inizierà a tentare di cercare soluzioni “fatte in casa” ai problemi delle pensioni: dubito che possa funzionare… Poi tanto se le cose si metteranno male e si profileranno agitazioni sociali blocchi del traffico o scontri di piazza interverrà il solito Stato papà a mettere a posto le cose, portafoglio in mano!!!
2 luglio 2012 alle 22:34@ Simone,
4 luglio 2012 alle 08:43della proposta di Roberto Maroni che citi si può leggere anche in questo lancio (http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Pensioni-Maroni-patto-tra-3-regioni-del-nord-per-esodati_313461782008.html) dell’Adnkronos. Grazie del commento.