Come è noto, l’articolo 19 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 ha stabilito – a decorrere dal 1° gennaio 2009 – il cumulo totale degli assegni pensionistici di vecchiaia e anticipati per anzianità liquidati con il sistema retributivo, con qualsiasi tipologia di reddito da lavoro (sia dipendente che autonomo).

La stessa norma ha previsto che sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro dipendente e autonomo anche le pensioni liquidate con il sistema di calcolo contributivo ma a condizione che il soggetto abbia maturato i medesimi requisiti anagrafici e contributivi previsti per la liquidazione del trattamento pensionistico di vecchiaia ed anzianità nel sistema retributivo.

Pertanto, se ci riferiamo alle regole introdotte dal 1° gennaio 2012, potrebbero cumulare la pensione “contributiva” con altri redditi da lavoro solo coloro che andranno in quiescenza con l’anzianità contributiva massima (attualmente 41 anni per le donne e 42 per gli uomini) o con l’età anagrafica prevista per il pensionamento di vecchiaia, attualmente pari a 66 anni (62 anni per le lavoratrici private).

In caso diverso, dovrebbero applicarsi le penalizzazioni previste dalla legge 335 del 1995 per i lavoratori a cui si applicherà integralmente il sistema contributivo, ovvero:

a)      Se si svolge attività di lavoro dipendente:

  • Trattenuta dell’intera pensione fino a 63 anni di età.
  • Oltre i 63 anni, trattenuta del 50% della quota eccedente il minimo.

b)      Se si svolge attività di lavoro autonomo: 

  • Trattenuta del 50% della quota eccedente il minimo.

Usiamo il condizionale perché al momento non risultano chiare disposizioni da parte dell’INPS sull’argomento.

Riteniamo, tuttavia, che tutti coloro che stanno valutando la possibilità di optare per il calcolo contributivo perché hanno perso il posto di lavoro e non riescono a ricollocarsi debbano essere informati dell’eventualità che la loro pensione possa essere ridotta o, addirittura, sospesa, nel caso in cui trovino un nuovo impiego.

Andrebbe inoltre sollecitato il legislatore perché venga modificata una norma che, oltre a penalizzare i pensionati più deboli, incentiva il ricorso al lavoro irregolare.