Un capitano che abbandona la nave che affonda. Un comandante del porto che, con voce tonante, gli ordina di risalire a bordo, forse per nascondere la propria negligenza. Un armatore che vuole scrollarsi di dosso la responsabilità di avere incoraggiato altre volte la manovra azzardata. I mass media che si buttano sul ludibrio personale di un poveraccio senza conoscere ancora bene i fatti. Qualcuno che arriva a esporre le frasi imbecilli che la parte peggiore del Paese scrive su internet. E la maglietta cretina è già in vendita. Intanto la Magistratura litiga. Il naufragio della Concordia è già il tormentone di tv, radio e giornali. Durerà sino a Sanremo, quando annegheremo anche noi in un mare di canzonette.

Questa è purtroppo una realtà che apre l’ennesimo squarcio di luce su una Italia che non ci piace e che sembra la maggioranza perchè grida più forte.

E non dimentichiamoci che cosa sta succedendo nel campo tecnico, politico, manovratore. Gli stessi urlatori scendono in piazza per prevenire le riforme che li potrebbero riguardare infischiandosene di quelli che le subiscono in doveroso e patriottico silenzio.

Sono convinto che chi mi legge la pensa come me.

Questa parte del Paese non ci piace. E’ la stessa che ci ha portato nel baratro e ci ha fatto vivere al di sopra delle nostre possibità e ci costringe oggi a pagarne il debito. E’ ora di tornare seri e di costruire un’Italia diversa.

Noi, dirigenti, associati a Manageritalia e non, abbiamo la coscienza pulita. Abbiamo lavorato tanto per le nostre Aziende e per l’Italia. Quasi sempre in modo onesto perchè le aziende non durano se non rispondono anche a un codice morale.

Ora subiamo l’ennesimo attacco alle nostre pensioni. In più veniamo in soccorso a un Fasdac che scopriamo essere più oneroso di quanto eravamo abituati a pensare. Ma rimaniamo a bordo perché crediamo che solo così si possa raddrizzare la nave e condurla verso mete più felici.
Speriamo non troppo lontane.