Insieme ai rendimenti che derivano dalla gestione finanziaria delle risorse, i costi di gestione rappresentano l’altra variabile che incide in modo determinante sull’investimento previdenziale e, conseguentemente, sulla rendita che verrà erogata una volta maturati i requisiti per il pensionamento.
In un orizzonte temporale molto lungo, come quello che caratterizza generalmente l’investimento previdenziale, differenze anche piccole sotto il profilo delle spese possono determinare considerevoli conseguenze sull’accantonamento finale.
Dal 2007, i costi di gestione devono essere indicati in modo chiaro nella scheda sintetica contenuta nella nota informativa che descrive le caratteristiche del prodotto previdenziale.
In base a dati Covip (si veda tabella pubblicata a pag. 54 della Relazione 2009, riportata in calce), risulta che i fondi negoziali o chiusi, cioè quelli creati dalla contrattazione collettiva nazionale di lavoro, presentano costi medi decisamente più bassi rispetto ai Fondi aperti, assicurativi e bancari, e ai PIP (Piani previdenziali individuali) di tipo assicurativo.
Sempre la Covip ha stimato che a causa di tale differenza nei costi, dopo 35 anni di versamenti, le rendite erogate potrebbero risultare più basse del 17% nel caso dei fondi pensione aperti e del 23% per i PIP, rispetto a quanto verrebbe erogato a parità di rendimenti lordi da un fondo pensione negoziale.
Il maggior costo dei prodotti assicurativi e bancari sembrerebbe causato soprattutto dall’onere sostenuto per la remunerazione delle reti di vendita, in ogni caso, qualunque sia la motivazione, si tratta di un fattore importante da considerare al momento della scelta del fondo a cui aderire.
Per questo motivo il nostro consiglio è di pretendere sempre informazioni chiare e dettagliate da chi vuole venderci una polizza di previdenza complementare.










