Una grande manifestazione, ieri, ha bloccato la Francia: 2 milioni di persone secondo i sindacati (800mila secondo le autorità) sono scesi nelle piazze di decine di città per protestare contro la riforma – annunciata la settimana scorsa dal governo – che innalza di due anni, in maniera progressiva, l’età minima per accedere al pensionamento. Attualmente fissata a 60 anni, l’età minima per la pensione dovrebbe arrivare a 62 anni entro il 2018, mentre il diritto alla pensione piena slitterà dagli attuali 65 a 67 anni.

Il provvedimento, non previsto nel programma elettorale dell’esecutivo di centro destra, si rende necessario per fronteggiare le ripercussioni sui conti pubblici derivanti da un rapporto sempre più squilibrato tra popolazione attiva e pensionati.

Secondo il governo la riforma farà risparmiare complessivamente allo Stato francese 220 miliardi di euro tra il 2011 ed il 2020. L’importo, tuttavia, non sarà sufficiente a sanare il deficit della previdenza francese, attualmente pari a 32 miliardi di euro annui e destinato a salire, che verrà fronteggiato con l’aumento di alcune imposte.

I sindacati annunciano un’ondata di scioperi e manifestazioni per settembre, quando la riforma sarà discussa dal Parlamento.

Il primo ministro François Fillon dichiara che “Nessuna mobilitazione risolverà il problema demografico” e, ricordando che le precedenti riforme delle pensioni del 1993 e del 2003 furono duramente contestate per poi essere “date per acquisite”, da appuntamento alle parti sociali nel 2018 “per fare un primo bilancio della riforma e discuterne il seguito”.