Il Consiglio dei ministri di oggi ha approvato un emendamento da presentare in Parlamento nel corso dell’esame alla manovra finanziaria correttiva che innalza a 65 anni l’età della pensione di vecchiaia per le donne impiegate nella pubblica amministrazione a partire dal 2012.

La norma contenuta nell’emendamento (e che comunque potrebbe essere modificata dal Parlamento nel corso della conversione in legge del DL 78/2010), non accoglie le proposte di compromesso che erano state formulate da più parti per garantire una gradualità nell’applicazione della disposizione.
Riteniamo che l’emendamento introduca un cambiamento troppo radicale e auspichiamo che, dalla riflessione parlamentare, sia torni a ipotizzare un periodo transitorio di applicazione.

Adottata per adempiere alle richieste europee, la misura porterà nel breve periodo risparmi “molto, molto contenuti, pari a zero nel 2010, zero nel 2011, 50 milioni nel 2012, 150 milioni nel 2013” – secondo il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta – che saranno destinati ai fondi per gli asili nido, la non autosufficienza e le politiche di conciliazione.

Sono, questi ultimi, interventi di cui c’è davvero bisogno, in Italia, per migliorare il nostro welfare rendendolo più flessibile e per accrescere l’integrazione europea, non solo sul piano finanziario ed economico ma anche su quello sociale, come sostiene in quest’articolo Maurizio Ferrera, professore ordinario di Scienza Politica e Presidente della Graduate School in Social, Economic and Political Studies dell’Università degli Studi di Milano. L’argomento è di grande attualità: in proposito segnaliamo che domani alle 12, al Senato, presso la sala conferenze “Caduti di Nassyria”, si svolgerà il convegno intitolato “Pensioni dalla parte delle donne: meno pensioni più lavoro e più servizi” a cui interverranno tra gli altri i Sen. Emma Bonino (Radicali Italiani), Maria Ida Germontani (PdL) e Pietro Ichino (PD), gli On. Linda Lanzillotta (Api) e Flavia Perina (PdL) e Fiorella Kostoris, Presidente dell’osservatorio sulle discriminazioni nei confronti delle donne Pari o Dispare.

[Per partecipare al convegno contattare i numeri 06.67064476/4639 o scrivere a segreteria.bonino@senato.it]

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, comunque, ha affermato che la norma coinvolgerà “non più di 25mila donne fino al 2012”, ha rassicurato sul fatto che non si prevedono innalzamenti dell’età pensionabile per il settore privato e, rispondendo alle critiche sollevate dall’opposizione, ha ammesso che il governo avrebbe potuto adeguarsi alle indicazioni dell’Unione anche abbassando l’età pensionabile degli uomini commentando: “Immaginate come questo intervento sarebbe stato accolto sui mercati!”.
Francamente non comprendiamo perché i mercati dovrebbero reagire negativamente a un provvedimento da cui deriverebbero solo risparmi per lo Stato.