Una delegazione di Manageritalia e Confedir-Mit ha partecipato, questa mattina al Cnel a un’audizione con le parti sociali sulla previdenza complementare.
Oltre a illustrare le peculiarità delle norme che regolano il riscatto del Tfr, è stata analizzata la questione della portabilità dei contributi a carico del datore di lavoro, ribadendo la necessità – già sottolineata durante l’audizione al Senato della settimana scorsa di evitare di permettere la portabilità tra fondi di previdenza complementare chiusi e fondi aperti. Tale provvedimento ostacolerebbe la sopravvivenza dei fondi contrattuali chiusi senza peraltro garantire al lavoratore un trattamento previdenziale migliore.

In merito alla previdenza complementare nel pubblico impiego, l’intervento si è soffermato sull’esigenza di aumentarne la diffusione (attualmente solo marginale tra i dipendenti pubblici) e sui motivi che hanno indotto Confedir PA e Cimo-Asmd a non sottoscrivere l’accordo di adesione al fondo Perseo.
Tali motivazioni sono esplicitate nei dettagli in un documento consegnato al Cnel a margine dell’audizione, in cui, tra l’altro, sono contenute alcune indicazioni formulate da Manageritalia e Confedir-Mit per migliorare il sistema previdenziale.
Vediamone, in sintesi, le più importanti:
- Adeguare il sistema previdenziale al contesto demografico (caratterizzato dall’invecchiamento della società) e alle esigenze di flessibilità dell’economia, introducendo una forchetta per l’età pensionabile i 62 e i 67 anni uguale per uomini e donne.
- Fare in modo che la cosiddetta busta arancione sia effettivamente una vera e propria certificazione dei versamenti contributivi effettuati, in grado non solo di far acquisire ai lavoratori una maggior consapevolezza sulla propria situazione pensionistica ma anche di stimolare la diffusione della previdenza complementare.
- Evitare la caduta del tasso di sostituzione (che, con l’introduzione del sistema contributivo, è destinato ad aumentare progressivamente finendo per penalizzare sempre di più il potere d’acquisto delle pensioni), promuovendo politiche per favorire il raggiungimento di un tasso di sostituzione al netto della fiscalità non inferiore al 60 per cento sulle aliquote dei lavoratori dipendenti.
- Porre fine all’iniquità che vede una crescente fascia sociale “scippata” di parte del reddito derivante da pensioni di reversibilità e altre (che magari godono di redditi sommersi) fruire di migliori condizioni di reversibilità, innalzando il livello di reddito entro cui si può percepire pienamente la pensione di reversibilità.










