La proposta del ministro Brunetta di aiutare i giovani erogando sussidi, sgravi fiscali e incentivi all’autoimprenditorialità risponde (al di là di ogni considerazione politica) all’esigenza, sempre più evidente, di dare un futuro a una generazione schiacciata dalla precarietà lavorativa e costretta a rimandare – volente o nolente – il proprio percorso verso l’indipendenza economica.

L’idea di reperire le risorse attingendo dalle pensioni ovvero “togliere ai padri per dare ai figli”, tuttavia, è completamente sbagliata. Sia sotto il profilo tecnico e della sostenibilità finanziaria, come spiega, tra gli altri, questo commento di Giuliano Cazzola.

Ma anche, aggiungiamo noi, dal punto di vista etico e sociale…

Pur essendo una provocazione, infatti, la proposta rischia di creare una guerra tra generazioni e di inquinare il complesso e ormai improrogabile dibattito sulla riforma del welfare, un tema che non si può affrontare a colpi di dichiarazioni a effetto.

Sempre a nostro avviso, le risorse per riformare il welfare e aiutare le giovani generazioni (che, va ricordato, avranno pensioni sempre più basse ma fronteggeranno il peso della contribuzione per periodi sempre più lunghi) dovrebbero essere reperite attingendo dai costi e contenendo gli sprechi della politica.

Costi che continuano a salire di anno in anno, in barba alle dichiarazioni della classe politica, come ribadito (ormai non è una novità), per esempio, sul blog spreconi o in questo articolo di corriere.it

E allora, ci chiediamo, e se invece di dividere qualcuno cominciasse a lavorare per unire le generazioni?