La proposta del ministro Brunetta di aiutare i giovani erogando sussidi, sgravi fiscali e incentivi all’autoimprenditorialità risponde (al di là di ogni considerazione politica) all’esigenza, sempre più evidente, di dare un futuro a una generazione schiacciata dalla precarietà lavorativa e costretta a rimandare – volente o nolente – il proprio percorso verso l’indipendenza economica.
L’idea di reperire le risorse attingendo dalle pensioni ovvero “togliere ai padri per dare ai figli”, tuttavia, è completamente sbagliata. Sia sotto il profilo tecnico e della sostenibilità finanziaria, come spiega, tra gli altri, questo commento di Giuliano Cazzola.
Ma anche, aggiungiamo noi, dal punto di vista etico e sociale…
Pur essendo una provocazione, infatti, la proposta rischia di creare una guerra tra generazioni e di inquinare il complesso e ormai improrogabile dibattito sulla riforma del welfare, un tema che non si può affrontare a colpi di dichiarazioni a effetto.
Sempre a nostro avviso, le risorse per riformare il welfare e aiutare le giovani generazioni (che, va ricordato, avranno pensioni sempre più basse ma fronteggeranno il peso della contribuzione per periodi sempre più lunghi) dovrebbero essere reperite attingendo dai costi e contenendo gli sprechi della politica.
Costi che continuano a salire di anno in anno, in barba alle dichiarazioni della classe politica, come ribadito (ormai non è una novità), per esempio, sul blog spreconi o in questo articolo di corriere.it
E allora, ci chiediamo, e se invece di dividere qualcuno cominciasse a lavorare per unire le generazioni?











Questa mattina, appena finito di leggere il giornale e prima ancora di ricevere l’articolo di Manageritalia Pensioni, avevo scritto al Corriere della Sera la seguente lettera:
“Il Ministro Brunetta asserisce che l’Italia è un Paese di ipocriti perché si spende troppo per le pensioni e poco per i giovani.
In particolare attacca quelli che, a 55 anni, prendono le pensioni di anzianità, di fatto togliendo risorse destinabili a incentivi per i giovani.
Premesso che i giovani hanno tutti – e sottolineo tutti – i diritti ad una vita piena, autonoma e serena, Brunetta omette però di dire che chi eventualmente dovesse andare in pensione a 55 è perché ha cominciato a lavorare a 15 anni.
E aggiungo che, se fosse intellettualmente onesto, ci dovrebbe però anche dire quando i politici italiani maturano il diritto alla pensione.
A me risulta con molto ma molto meno di 40 anni di contributi.
E se così fosse siamo sempre al solito concetto: i nostri politici predicano bene e razzolano male!”
Non ho certezza che il Corriere pubblicherà questa mia e quindi desideravo farvene partecipi.
Cordiali saluti.
26 gennaio 2010 alle 19:48Renato Cavallari
Ma perchè i nostri governanti non si riducono di un po’ gli stipendi?
28 gennaio 2010 alle 16:55E perchè con due o tre legislature hanno diritto gia alla pensione?
Brunetta è un provocatore di professione, ma al di là delle provocazioni fortunatamente non fa assolutamente nulla di quello che dice. Fa parte del “governo del dire”, di quelli cioè che ogni tanto tirano fuori una boutade che fa parlare di lui per una settimana i giornalisti e poi… pluff! La baggianata di turno svanisce come neve al sole… Vi ricordate i “fannulloni”, i “poliziotti panzoni”, la sinistra che deve “andare a morire ammazzata”, e poi appunto, l’assegno ai figli tolto alla pensione dei nonni… Tranquilli, niente di serio, non se ne farà mai nulla. D’altra parte questo è un paese che prende sul serio perfino uno come il ministro Rotondi che propone di abolire la pausa pranzo e ne discute pure sui giornali….
2 aprile 2010 alle 23:20Il ministro Brunetta invece non sa come passare il molto tempo libero che il suo importante incarico ministeriale gli concede. Aveva provato a riempirlo facendosi eleggere sindaco di Venezia, ma è stato trombato… Temo che presto avremo altre innocue sparate…