Dal 1 gennaio il calcolo della pensione verrà effettuato in base ai nuovi coefficienti di trasformazione previsti dalla riforma che, progressivamente, porterà il sistema retributivo verso quello contributivo e innalzerà l’età pensionabile. I nuovi coefficienti saranno utilizzati per calcolare le pensioni di chi non ha versato almeno 18 anni di contributi entro la fine del 1995.
Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, quando andrà in pensione, riceverà, una somma proporzionale ai contributi effettivamente versati durante la carriera professionale e non un importo calcolato sulla media delle retribuzioni percepite negli ultimi 10 anni.
Chi non ha raggiunto i 18 anni di contributi entro fine 1995, invece, dovrà calcolare la propria pensione con il sistema “misto”, in parte legato ai contributi versati, in parte a quanto guadagnato.
La maggior parte di chi dovrà fare i conti col “misto” sarà penalizzata. Una minoranza di lavoratori dipendenti con redditi elevati, però, potrà beneficiare di pensioni più generose.
A spiegarlo è un articolo de Il Sole 24 Ore in cui si legge: “A 65 anni di età e 31 di contributi, di cui 14 versati dal ‘96, il sistema misto si rivela più generoso di quello retributivo per i redditi alti, da 60mila euro in su. Tutto ciò si spiega con il fatto che per la quota contributiva la capitalizzazione del montante non risente, come invece accade nella formula retributiva, della riduzione dei rendimenti oltre una certa soglia. Infatti, sulla parte di retribuzione superiore al cosiddetto “tetto” (42.069 euro nel 2009) per ogni anno di lavoro non viene più riconosciuta una quota di pensione del 2%, ma una percentuale via via più bassa, ridotta a meno della metà (0,90%) per le retribuzioni annuali oltre gli 80mila euro”.
Situazioni simili a questa riguardano molti associati nel pieno della carriera lavorativa che possono ancora aspirare a godersi la pensione come i propri “fratelli maggiori” senza dover fare i conti – come i loro “fratelli minori” – con la prospettive di avere una pensione pari a circa il 45-50% dell’ultima retribuzione percepita, se non integrata da eventuali versamenti volontari a un fondo di previdenza complementare.











Sono stato all’INPS e al Patronato ed ho le idee ancora più confuse. Per fortuna nella sede Inps mi hanno dato un po’ di materiale da leggere e mi pare di capire che, avendo nel 1995 già versato 20 anni di contributi la mia pensione sarà calcolata con la media degli ultimi dieci anni + la media degli ultimi 5 anni diviso due. Ora io, per una caus di lavoro, nel 2006 ho avuto la remunerazione più alta della mia storia. Se nel 2011 non avrò una retribuzione uguale o superiore sarei penalizzato. Attualmente lavoro con un contratto a termine scadente a fine febbraio 2011 e mi vedo costretto siccome non riesco a capire bene come funziona il marchingegno, a dare le dimissioni: ho 58 anni d’età e al 31/12/2010 38 anni di contributi
28 ottobre 2010 alle 12:51compirò 60 anni il 2.5.1952 e quindi percipirò l’assegno a partire dal giugno 2013. Grazie se mi aiutate