C’è grande incertezza nel mondo dei liberi professionisti. Sul fronte previdenza e non solo.
Dal frenetico periodo pre-approvazione della manovra finanziaria potrebbero arrivare importanti novità che riguardano i tanti associati che – da liberi professionisti e consulenti – vorrebbero qualche certezza in più sulla loro (futura) pensione ma anche sulla loro (presente) quotidianità lavorativa.
Il 3 dicembre è stato approvato in Commissione lavoro alla Camera un emendamento alla Proposta di Legge 1524 intitolata “Modifica all’articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, concernente la misura del contributo previdenziale integrativo dovuto dagli esercenti attività libero-professionale iscritti in albi ed elenchi”.
Se approvato, l’emendamento, riconoscerebbe la facoltà di utilizzare una parte del contributo integrativo per incrementare i montanti individuali permettendo, di fatto, di allargare il raggio d’azione di tali contributi.

Un articolo di Italia Oggi illustra il provvedimento, riportando i commenti soddisfatti di alcuni addetti ai lavori tra cui il deputato Giuliano Cazzola e il presidente dell’Associazione degli Enti Previdenziali Privati (AdEPP) Antonio Pastore.
Alla notizia, buona per chi è iscritto agli ordini professionali riconosciuti per Legge, si contrappongono le indiscrezioni sulle ipotesi di aumentare dell’1,2% l’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata Inps, che potrebbe essere introdotta con la finanziaria. Una notizia negativa per chi, non facendo parte di nessun ordine, rischierebbe di venire penalizzato pesantemente, come ricorda anche Pietro Ichino: “Esistono collaboratori autonomi continuativi sostanzialmente equiparabili ai lavoratori subordinati, ma esistono anche collaboratori autonomi che sono sostanzialmente dei liberi professionisti, per i quali il contributo grava sul fatturato al lordo delle spese di produzione del reddito […] Credo che sia essenziale ed urgente che il Parlamento affronti questo problema, per arrivare alla indispensabile distinzione tra i casi di vera situazione di dipendenza economica e i casi in cui invece la collaborazione continuativa è equiparabile al lavoro libero professionale o alla piccola impresa. Altrimenti, noi perpetuiamo una sostanziale rapina ai danni di una categoria importante, che supera il milione e mezzo di lavoratori realmente autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS”.

Per protestare contro questo possibile aumento, il 2 dicembre, l’Acta Associazione dei consulenti del terziario avanzato, ha organizzato una spettacolare mobilitazione a Milano.
Un quadro ricco di incertezze, dunque, in cui, ricorda Dario Di Vico sul Corriere della Sera di martedì il mercato è in crisi e occorre adattarsi ai nuovi scenari: “Tutti evidenziano una situazione di grave difficoltà del terziario e di conseguenza di compressione degli spazi delle attività professionali, sia quelle di carattere tradizionale sia delle più moderne e legate all’economia della conoscenza […]” Come fare? Passando in rassegna le varie soluzioni Di Vico ricorda: “Una proposta è venuta dal sociologo Gian Paolo Prandstraller, che ha suggerito di trasferire alle professioni una serie di attività che oggi sono detenute dalla burocrazia di Stato… il Censis nel suo 43˚ Rapporto reso pubblico venerdì 4 ha dedicato ampio spazio al terziario sostenendo che il 2009 sarà ricordato come il punto di svolta del settore versa la complessa ristrutturazione, la prima della sua storia”.
Consapevole dell’urgenza di questa ristrutturazione, Manageritalia partecipa quotidianamente all’innovazione del settore terziario e dell’economia italiana, diffondendo cultura manageriale e tutelando i manager. Tutti. Sia che abbiano un contratto da dirigente sia che lavorino come consulenti liberi professionisti.