Si è già evidenziato, su questo blog, il danno che sono destinati a subire, in sede di calcolo della pensione (ovviamente con l’effetto del “trascinamento” di tale danno sui futuri ratei di pensione) gli assicurati ai quali si applica -totalmente o parzialmente- il metodo di calcolo contributivo, a seguito del calo del PIL, conseguente alla recente, grave crisi finanziaria manifestatasi a livello mondiale.

In proposito è da sottolineare che si è trattato di un fattore causale negativo di carattere eccezionale e non ricorrente tant’è che l’unico “precedente” viene pressoché unanimemente individuato in un evento accaduto ben 70 anni fa (crisi del 1929 negli USA).

E’ da tenere presente -peraltro- che ad incidere negativamente sulla determinazione degli importi di pensione con il calcolo contributivo vi è invece è un altro fattore, che attiene alla struttura stessa di tale sistema di calcolo: quello della periodica revisione dei coefficienti di trasformazione in rendita del montante contributivo accumulato negli anni dai lavoratori assicurati, revisione rapportata all’evolversi della durata della vita media.

Trattandosi di fattore connaturato al sistema di calcolo non dovrebbe esservi granché da eccepire in vista dell’entrata in vigore, a partire dal 2010, di una nuova Tabella di coefficienti, ovviamente meno favorevole ai pensionandi.

Sennonché non si può non rilevare che momento più infelice per l’aggiornamento non si poteva scegliere, specie ove si considerino gli orientamenti finora tenuti in materia dalle forze politiche e dai diversi Governi succedutisi nel tempo dal 1995 ad oggi.

La legge n.335/1995, infatti, istitutiva del sistema contributivo, aveva fissato a 10 anni dalla sua entrata in vigore il termine per la revisione dei coefficienti, ma nulla accadde nel 2005 se non –a partire da tale anno- una sorta di gara tra i vari Governi alternatisi a rinviare, per motivi elettoralistici, ciascuno al successivo la responsabilità di approvarla.

Alla fine con la legge n.247/2007 (cioè a distanza di oltre due anni dalla scadenza del 2005) la decorrenza della revisione è stata fissata al 1°gennaio 2010 –cioè a dopo altri due anni- quasi a ridosso dell’altra penalizzazione che ha colpito i pensionandi col metodo contributivo, conseguente alla mancata crescita del PIL e, per le successive revisioni, è stata prevista una cadenza triennale.

Alla luce delle precedenti considerazioni si auspica l’assunzione, da parte del legislatore, di iniziative idonee a rimuovere o quanto meno ad attenuare le anzidette penalizzazioni: ciò considerato anche che tali penalizzazioni verrebbero a cumularsi.