La cosiddetta “Riforma Maroni” (art. 1, comma 9, della legge 243/2004), ha introdotto una particolare forma di pensione di anzianità riservata alle lavoratrici dipendenti.

 

Tale norma, non modificata dalla successiva revisione dei requisiti per il pensionamento anticipato per anzianità operata dalla legge n. 247 del 2007, prevede, in via sperimentale fino al 2015, la possibilità per le lavoratrici di ottenere la pensione di anzianità con almeno 35 anni di anzianità contributiva ed un’età di almeno 57 anni, a condizione che optino per il calcolo della pensione secondo le regole del sistema contributivo.

 

Tale disposizione intendeva attenuare la penalizzazione che alle donne sarebbe derivata – se fosse entrato in vigore nel 2008 il cosiddetto “scalone Maroni” – dal drastico aumento dell’età per il diritto alla pensione di anzianità, che per le lavoratrici sarebbe coincisa con quella per il diritto alla pensione di vecchiaia.

 

Evidentemente il legislatore del 2007, pur avendo introdotto una certa gradualità nell’aumentare l’età pensionabile di anzianità, nell’esercizio della sua discrezionalità ha ritenuto opportuno lasciare alle lavoratrici questa ulteriore opzione.

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Attualmente, i requisiti per il pensionamento anticipato per anzianità calcolato con il sistema retributivo sono (sia per donne che per gli uomini) pari a 58 anni di età e almeno 35 anni di anzianità contributiva, ma dal 1° luglio 2009 il requisito anagrafico sarà incrementato a 59 anni di età (con almeno 36 anni di anzianità contributiva) e rimarrà tale fino al 31 dicembre 2010. 

 

Dal 1° gennaio 2011 il requisito anagrafico sarà invece pari a 60 anni e coinciderà, quindi, con quello riservato alle lavoratrici per il diritto alla pensione di vecchiaia.  Resta invece sempre valido il requisito alternativo dei 40 anni di anzianità contributiva, indipendentemente dall’età.

 

Rivolgendosi ad un Patronato, quale è – ad esempio – l’ENASCO con il quale Manageritalia ha da tempo stipulato una convenzione a favore dei propri associati, è possibile avere un calcolo della liquidazione della pensione secondo le regole del sistema contributivo per verificare gli effetti di tale opzione che, nella maggior parte dei casi, comporta lo svantaggio di dar luogo ad una notevole riduzione dell’importo del trattamento pensionistico, e valutare, quindi, le azioni migliori da intraprendere.

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